Insopportabile. Zero interessante. Trasparente, nel senso di non avere consistenza. Non è utile per trarne ispirazione per un personaggio, è piatto, e poi non ho i nervi per concedergli la mia attenzione. Vorrei spiegargli cosa vuol dire per me essere introversa ma non credo che abbia gli strumenti per capire. Non ha la sicurezza in se stesso necessaria per non pensare che io ce l’abbia con lui per qualcosa che ha fatto. Quando mi farà pena e mi sentirò in colpa perché non gli parlo da un pomeriggio, mi dovrò ricordare di come mi interrompe per dire le sue cose razziste e umilianti.
Lo capisco che mi parli sempre della sua esperienza di lavoro precedente, lo facevo anche io al mio primo anno. Non è che non lo comprendo, è che non lo sopporto.
Già di base ho un problema con le persone nuove, e con lui ho due problemi perché lui è lui. Sì, è così, è per lui, non per me. E do la colpa al periodo, al preciclo, al cambio stagione. Ma è lui che è un coglione.
Non mi interessa conoscerlo. È un mio diritto? La gentilezza deve per forza essere un sacrificio? Allora, forse, non è nella nostra natura. Ma è solo con lui. Con gli altri sono gentile, lo sono appena stata con una suora! Concedigli solo una chiacchiera veloce, a inizio giornata, poverino, deve rammaricarsi di essere capitato con te come tu fai con lui? Vedi che alla fine ti abitui a tutto.
A lui non importa di stabilire un equilibrio con me. Lui, come tutti qui, obbedisce solo al suo bisogno del momento. Aprire bocca. Affermare il suo essere nel mondo. Io non ce l’ho questo bisogno, non più nel modo ansiogeno e sofferente di prima. Per questo lo odio, perché ero così anch’io prima di guarire iniziando ad amarmi.