329. All’occidentale 

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Arrivo alle stazione alle 7.20, sono sveglia da poco più di un’ora e già il rumore del martello pneumatico per i lavori alle nuove scale mobili mi ammazza la voce di Tiziano Ferro che canta nei miei auricolari.

Questa cosa mi turba.

Dovremmo passare la prima mezz’ora della nostra giornata tra gli alberi, ascoltando solo il cinguettio dei passeri, vedere il mare come una distesa dorata che se la guardi troppo ti fanno male gli occhi, mentre cerchi pezzi di azzuro in mezzo all’oro perché ti hanno insegnato che l’acqua è blu; pensare a quando eri piccolo, a cosa ti emozionava; sorridere. Così dovrebbe essere sempre per tutti.