328. Qualcuno ascolta i Queen

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È un pomeriggio di fine maggio, il tepore era prevedibile ma non scontato. In questi anni la Sicilia ha vissuto passaggi di stagione instabili e burrascosi, ma questa primavera sembra di essere tornati ai tempi migliori, fatti di seratine fresche e giornate calde ma non ancora afose.

Il cielo è di un azzurro sconvolgente, le nuvole bianche, enormi e spumose, sembrano voler imitare le alture arrotondate che circondano il paese sul lato sud, mentre dalla parte opposta, a valle, si stiracchiano come a tendere le braccia incontro alla madre lontana, A Muntagna, che con il suo onnipresente pennacchio grigio indica alle sue figlie la strada da percorrere per raggiungere il mare.

Da qualche parte, lungo la linea infinita di quel pennacchio, c’è la mia vecchia casa. 

Ci penso e sorrido, sotto gli occhiali da sole, mentre attraverso la piazzetta in discesa verso la bottega.

Mi arriva un suono lontano, all’inizio non lo riconosco, poi capisco che è una canzone.

Qualcuno ascolta i Queen.

Anche questo mi fa sorridere il cuore.

Nel piccolo supermercato, dove entro per cercare latte e banane, trovo un regalo inaspettato.

“Sai” mi dice il mio coetaneo salumiere “una volta in questo periodo il paese esplodeva di gente. Nella piazzetta principale, dove ora vedi qualche vecchietto che gioca a carte, c’erano almeno settanta, ottanta tavoli di giocate, e tutti bevevano per tutto il giorno, e non sai che litigate arrivati alla sera! Nell’angolo di fronte della stessa piazza, identica scena: almeno trecento persone giocavano e urlavano e bevevano. Facevi quei cinquanta metri di salita fino al bar Sport e tutto si replicava!”

Mi piace ascoltare queste storie dai miei compaesani. Non sono cresciuta qui, sono avida di passato e poi, quando qualcuno mi racconta questi fatti, sento un’energia antica, ancora presente nelle stradine e nei cortili del paese. Mi avvolge, come una canzone che si diffonde per le piazze e tu non sai da dove arriva ma la ascolti con piacere e nostalgia.