150. Frucignu

By

È un ragazzo che ama giocare a calcio. Eccezionale nel gioco, riesce a fare goal da qualsiasi punto del campo, è giovane e povero, brasiliano. Si chiama Frucignu. Viene scoperto per caso su una spiaggia da un procuratore in vacanza. Subito portato in Europa, sulle testate sportive si parla solo dell’acquisto del Super Campione fatto dalla squadra più forte del continente. Tutti aspettano il momento in cui l’allenatore lo schiererà in campo. Ma, ahimè, Frucignu sembra non entrare mai in campo. Le domeniche passano, le gare internazionali pure, ma Frucignu non entra mai.

Perchè?

Frucignu ha un problema: corre in modo ridicolo, con i gomiti stretti ai fianchi, sfreccia agitando le mani come se stesse montando la maionese e soffrisse di parkinson contemporaneamente. È inguardabile. Le TV hanno imposto all’allenatore di non farlo correre perché non può essere inquadrato. 

Frucignu vuole solo giocare a calcio ma le regole del calcio televisivo non glielo permettono.

Arriva, finalmente, la partita in cui l’intervento di Frucignu è decisivo. L’allenatore lo fa alzare dalla panchina. Tutto lo stadio e le persone a casa trattengono il respiro quando lo vedono togliersi il giubbino e restare in divisa. Ci siamo. Frucignu si avvicina alla linea del campo senza fare stretching. L’allenatore chiama il cambio. Frucignu entra camminando e si va a piazzare al centro del campo, anche se il gioco è già ricominciato altrove. I commentatori sbavano, i tifosi urlano e lo insultano, gli avversari sono confusi. 

La sua squadra, invece, sa esattamente cosa fare. Tutti iniziano a correre all’indietro, allontanandosi dalla porta avversaria verso il centrocampo. Vogliono portare la palla a Frucignu. Uno di loro ci riesce, Frucignu calcia il pallone e fa goal da centrocampo, senza scomporsi. Le patatine cascano sui divani, le birre tra gli spalti. Il goal è regolare. Lo stadio e l’Europa tutta esplodono di euforia. Mai si era vista una cosa del genere.

Il gioco riprende e Frucignu è sempre fermo lì. I suoi compagni giocano un po’ col pallone e poi glielo riportano. Frucignu tira: goal. Regolare. Altra esplosione. Non si è mai mosso dalla sua postazione. La partita finisce e Frucignu esce camminando dal campo. Non rilascia interviste.

Alla partita successiva, la finale, Frucignu entra in campo dall’inizio. Fa un paio di goal da vari punti del campo che ha raggiunto camminando, tra cui uno di testa dalla sua stessa difesa. Gli avversari iniziano a marcarlo stretto. Frucignu vuole smarcarsi ma l’accordo glielo impedisce: potrà giocare e avere i suoi soldi solo se non corre. L’allenatore ha creato una strategia per fargli fare goal con la collaborazione dei compagni, ma non può durare per sempre. E i soldi a Frucignu servono per la sua famiglia ultra povera. Che fare?

Gli avversari arrivano al pareggio. Con Frucignu bloccato, immobile, la squadra ha un giocatore in meno. Goal, la squadra avversaria passa in vantaggio. Altro goal, ancora vantaggio.

Frucignu e l’allenatore si guardano. L’allenatore fa segno di no con la testa. Frucignu si guarda i piedi. Ancora un goal avversario. Stanno sotto di tre e manca un quarto d’ora. Frucignu stringe i pugni, sempre circondato da avversari, fa piccoli passetti a destra e a sinistra, inutili. L’allenatore lo fissa con lo sguardo torvo. Continua dire di no. Ma Frucigno ha già deciso.

Con uno scatto laterale Frucignu si smarca, avendo cura di non toccare gli avversari con le sue mani che già sferzano l’aria così velocemente da generare un vento gelido. Oltrepassa gli avversari e corre. Corre Frucignu, verso la porta, verso la libertà, come un vecchio che ha un ictus, come una tartaruga caretta caretta che fugge verso il mare, il suo percorso è deciso. Ed è velocissimo. In un attimo è nell’area di rigore avversaria, recupera la palla e tira. Goal. Lo stadio è diviso tra chi indica, chi ride come un pazzo, chi chiude la bocca spalancata del vicino. Dopo una serie di goal, Frucignu e la sua squadra vincono la finale, ma il giorno dopo la totalità dei media si occupa solo del suo modo di correre. “Svelato il segreto del campione” titolano gli articoli online invitando al click. Frucignu prende cazziatoni a destra e a manca, il suo contratto è in bilico, così come il futuro della sua famiglia.

Ma poi accade qualcosa. Le associazioni e i movimenti femministi difendono Frucignu contro il body shaming, le accuse di “correre come una donna che deve fare pipì”, gli insulti e le beffe. L’Hashtag #RunFrucignuRun diventa tranding topic. Nel mondo si organizzano maratone in cui si corre esclusivamente “alla Frucignu”, la Panini gli regala una mega figurina con uno scatto di lui che corre male, incorniciata in oro. Tutti i disadattati, gli sfigati veri, i nerd soli, le brutte e grasse, le brutte e magre, tutte le persone che nella propria vita sono state bistrattate, schiacciate e umiliate perché avevano un modo tutto loro di fare le cose, eleggono Frucignu come proprio eroe. E sono la maggioranza.

“Non è vero che Frucignu corre male, corre in modo insolito ma fa bene il suo lavoro”

“Solo perché lo fa in modo unico non vuol dire che sia sbagliato.” 

“Uno, dieci, cento Frucignu!”si sente durante le manifestazioni-maratone.

Le Tv lo invitano ma Frucignu rifiuta di dare spazio a chi, per primo, ha cercato di negargli la sua identità. Frucignu partecipa al maggior numero di manifestazioni possibile, ormai non gioca quasi più. Ha stracciato il suo contratto e sta pagando lentamente la penale con le donazioni che gli arrivano da tutto il mondo. Insegna gratis agli adolescenti a giocare a calcio, lasciandoli correre nel modo che preferiscono. Ragazze e ragazzi giocano insieme. Una in particolare è parecchio dotata. Sta in porta. Ha una peculiarità: quando salta ansima. Ansima fortissimo, come se stesse partorendo. Ma salta davvero in alto e riesce a coprire l’intera porta. Frucignu la guarda strofinandosi il pizzetto con sguardo interessato.

Ha avuto un’idea.