19. L’abitudine

Dopo 12 anni dalla sua morte ci si accorse dell’errore fatto e il signor Diego fu rimandato dalla sua famiglia.

Il primo mese lo passò a casa con la moglie, felicissima e grata di averlo di nuovo accanto, ma molto, molto invecchiata. Non cucinava più, ora si faceva servire da una vicina che le preparava i pasti e rassettava la casa, mentre lei guardava la TV o faceva le parole crociate. Se potevano andargli bene i pasti salutari che si ritrovava a tavola, ben lontani dalle fritture di verdure dei suoi ricordi, la cosa più straziante era non riuscire ad aiutare la moglie a fare i cruciverba. Si era perso troppe cose e non conosceva la risposta a nessuna definizione.

Il secondo mese si trasferì dalla figlia maggiore, che ora era sposata con figli. Anche qui, dopo i primi tempi fatti di gratitudine e amore, la straordinarietà dell’ evento lasciò il posto alla normalità della vita. Il signor Diego si ritrovò a essere nonno a tempo pieno, cosa in cui non si impegnava per niente pensando che non si era cresciuto nemmeno i suoi, di figli. Provò a imporre le sue regole, come era abituato a fare, ma la figlia, ormai adulta, lo trattava con sufficienza perché non sapeva le cose. E poi c’erano le faccende irrisolte tra di loro che erano state messe a bada dopo la sua morte e ora si facevano vive, come era vivo lui.

Il terzo mese andò dal figlio piccolo, che ora era professore. Era il suo orgoglio, ed era gay. Gli aveva confessato, piangendo, che era stato un dolorosissimo sollievo non dover affrontare la questione dato che il padre era morto, ma questa era la sua occasione per mettere le cose a posto.

Il signor Diego non riuscì a sopportare oltre tutti quei cambiamenti e tornò dalla moglie.

– Ci devi solo fare l’abitudine.- lo consolò lei.

– Io voglio quello che avevo! – insistette lui.

– Ma quello non c’è più. È morto con te e non può tornare. –

A queste parole il signor Diego decise di tornare morto.

– Cosa ci fai qui? – gli chiese il suo compagno di aldilà –

– L’abitudine.- rispose.



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About Me

Siciliana, scrittrice e creatrice di storie. Nella sua vita è stata (in ordine sparso): copywriter, social media manager, project manager, collaboratrice scolastica, fotografa, artigiana, brand manager, web editor, content creator, insegnante. Attualmente collabora con Shining Bees, dove si occupa di raccontare storie e fornire idee.

Sogna un mondo in cui le persone amino i lunedì, settembre e le verdure al vapore. Gattara, ama leggere, fare l’uncinetto e camminare. Odia le etichette, i posti affollati e scrivere biografie. Citazione preferita: “Delle proprie opere non bisognerebbe dir nulla. Lasciar parlare esse, e basta.” Italo Calvino, presentazione per I racconti.