Ha fatto tardi, ancora, e ora non riesce a svegliarsi. Nonostante lei glielo abbia ricordato, più volte, di venire a dormire presto, la sera, per non fare tutto di corsa al mattino, per poter fare colazione lentamente, come piace a entrambi.
Ma lui resta nel letto e lei lo aspetta da un’ora. Ha già mangiato, si è lavata i denti, si è vestita, ha anche dato una pulita al bagno. Ora sta scrollando passando da un social all’altro, non vuole mettersi a leggere, lui si alzerà da un momento all’altro. E invece passa un’altra mezz’ora. Lui arriva strascicando i piedi e le parole, ammette di essere un dormiglione, si aspetta comprensione, lei vorrebbe essere arrabbiata ma senza farlo indispettire, vuole che lui si renda conto del suo disappunto, un te-l’avevo-detto solo sussurrato, così decide di usare quella vocina che gli dà fastidio. Lui le chiede di non farla, mentre si veste svogliato, lei gli chiede di non fare tardi la sera. Nonostante tutto, lui è pronto prima di lei, così scende al piano inferiore per tirare fuori l’auto dal garage, mentre lei si mette le scarpe pensando che è stata brava a non esagerare con i rimproveri, che forse lui aveva bisogno di dormire, è un po’ depresso, gli manca sua madre, deve capirlo. Pensa che è stata proprio una brava moglie a non esagerare, anche se glielo aveva ripetuto più volte che quella mattina le serviva un passaggio, e lui si è alzato tardi comunque.
Mentre pensa così, indugiando sui lacci, sente il rumore della porta del garage che si chiude e il motore dell’auto che si allontana. Scende di corsa lungo le scale con il cuore che esplode, dovrebbe essere immersa nella luce del giorno, al piano di sotto, lui dovrebbe essere in macchina con gli occhiali da sole, aspettando che lei chiuda la porta del garage. Invece è buio, è tutto chiuso. Apre la porta, fuori i gatti stanno mangiando le crocchette, lui ha pensato a loro e poi è andato a lavorare, lasciandola lì.
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