334. I lunedì sera 3/5

Mentre mangiavo ne approfittai per guardarmi intorno. Beppe aveva attaccato ai muri tutti i poster, le cartoline, le foto e i manifesti che avevamo in associazione, ma in uno spazio molto più stretto, così che le immagini del nostro passato sembravano volerci sopraffare. 

C’erano anche delle piccole opere cucite da me di cui non avevo memoria. Quando le vidi fu come una coltellata nello stomaco. Avevo ricamato il logo dell’associazione e l’avevo messo in un portafoto all’ingresso. Quel portafoto doveva stare a casa di Guglielmo, vecchio socio e storico presidente. Vidi me e Ture il pragmatico che parcheggiavamo davanti alla sede dell’associazione, le buste con la spesa, la cassa delle birre nel cofano. È uno strano pomeriggio di maggio, c’è una pioggia grossa e inusuale. Un’ambulanza e due camion dei pompieri ci sfrecciano accanto a sirene impazzite. “Chissà cos’è successo?” mormoro distrattamente. Ture ne approfitta per rubarmi un bacio. Qualche ora dopo siamo in riunione. L’ex presidente ha detto che passerà a trovarci, vuole viversi gli ultimi momenti di giovinezza prima che il bimbo nasca e allora addio birra e sigarette! Ma Guglielmo non arriva. Invece, i telefoni di tutti iniziano a suonare uno dopo l’altro. Il primo è quello di Rocco che risponde scocciato alla madre e poi si appoggia al muro e inizia a scivolare giù fino al pavimento. Un bombolone di centotrenta chili che si sgonfia come un palloncino. Poi è il turno di Jeff, poi Beppe. C’è chi parla di elicotteri che lo trasportano d’urgenza, chi cita nomi di ospedali vicini, qualcuno afferra le chiavi dell’auto ed esce senza salutare. Infine, Ture il pragmatico guarda il telefono con gli occhi spalancati e me lo mostra: sul display “Slimer” lampeggia disperato. Da quando è uscito dall’associazione, Slimer non parla con nessuno di noi, eppure ora sta chiamando. Capisco che il presidente non c’è più. Il mio urlo ancora mi rimbomba nelle orecchie, poi Il figlio di mille puttane mi toccò sulla spalla e mi riportò al presente, ancora sudato e sfatto dalla partita. Indicai il quadretto ricamato, lui allargò le braccia «Melania ha voluto che lo avessimo noi, sai, dopo che anche la madre di Guglielmo…»

Mi resi conto che mi era passata la fame. Mi avvicinai a Ture il pragmatico per offrirgli il resto del mio panino, ma lui fu intercettato da un ragazzo coi denti neri che non riuscivo a riconoscere. Ture gli parlava, ma guardava me. 

«Aspettami al tavolo, Pinuccio, che ora arrivo.» Il ragazzo mi oltrepassò senza darmi attenzione, Ture lo seguì ma, mentre mi passava accanto, afferrò il mio mezzo panino sussurrandomi “Grazie” tra l’orecchio e il collo.



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About Me

Siciliana, scrittrice e creatrice di storie. Nella sua vita è stata (in ordine sparso): copywriter, social media manager, project manager, collaboratrice scolastica, fotografa, artigiana, brand manager, web editor, content creator, insegnante. Attualmente collabora con Shining Bees, dove si occupa di raccontare storie e fornire idee.

Sogna un mondo in cui le persone amino i lunedì, settembre e le verdure al vapore. Gattara, ama leggere, fare l’uncinetto e camminare. Odia le etichette, i posti affollati e scrivere biografie. Citazione preferita: “Delle proprie opere non bisognerebbe dir nulla. Lasciar parlare esse, e basta.” Italo Calvino, presentazione per I racconti.