267. Anche questo è patriarcato (Bollino rosso +18)

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Anni fa c’era questo tizio che frequentavo. Abitava in un’altra provincia ma quando avevamo voglia bastava una telefonata: dlin-dlon, in un’ora era davanti al mio portone. Io ci scopavo così, con leggerezza, e pure lui all’inizio. Poi si innamorò.

Un giorno mi chiese di fare sesso anale. Io non lo avevo mai fatto e lui lo sapeva. Non ero contraria ma lui era davvero ben dotato, così gli dissi no grazie. Lui accettò la cosa, ma alla volta successiva tornò a chiedermelo. Stesso copione. Dopo l’ennesima richiesta gli dissi che il motivo era la sua sproporzione, sperando che questo lo galvanizzasse e lo facesse desistere, ma anzi sembrò ancora più triste. Alla fine fui io a chiedergli spiegazioni sulla sua insistenza.

“Almeno in qualcosa vorrei essere il primo” disse candidamente. Lo trovai dolce, un po’ strano forse, ma tutto il nostro rapporto lo era.

Ricordo con tenerezza questa persona con la quale mi sono sempre sentita al sicuro e che mi ha amata di un amore istintivo e primordiale per qualche anno, anche quando io decisi di lasciare tutto, tutto alle mie spalle, per cambiare città, vita, futuro.

Ripenso a questa nostra dinamica fatta di passioni mai esaurite e gestione paritaria del rapporto. A lui andavo bene com’ero, non cercava di farmi essere “meno” o “più” qualcosa, mi ha amata e basta. 

Eppure, il maschilismo intrinseco in noi millennials lo portava a desiderare di essere il primo (e forse nella sua testa l’unico) “possessore” di una parte di me, e spingeva me a trovalo romantico. Il fatto che lui lo chiedesse con gentilezza e rispettasse puntualmente il mio rifiuto lo rende una brava persona. Credo che non debbano esserci limiti nella sfera sessuale quando i desideri sono condivisi e che chiedere non è mai vergognoso (lo è invece tramare nell’ombra e fingere). 

Tuttavia, la natura della sua richiesta, quel bisogno atavico di esercitare la sua potestà su di me, mi fa pensare che anche nelle storie personali (come questa) più private e meno interessanti si possa scovare un insegnamento politico e universale. Questo patriarcato interiorizzato che ci portiamo appresso in ogni istante della nostra vita, che cerchiamo di combattere a colpi di desinenze e discipline olimpioniche miste, come lo possiamo sradicare se non lo vediamo nemmeno?