240. Il figlio maschio

C’è una foto in cui papà tiene in braccio mia sorella, era la festa del suo primo compleanno. Come sorrideva lui! La teneva alta sopra la testa, ma era lui a volare. Lì ho capito la sua gioia nell’avere una figlia femmina. Quando è successo, poi, che la gioia è diventata terrore?

Forse quando sono arrivata io, cancellando ogni altra possibilità di procreare per mia madre. Mi sono portata via tutto, tutto, nel mio viaggio verso la vita. 

Dopo di me non ci sarà più niente. Che sfrontata, manco ero nata e già decidevo io. 

Forse ha fatto bene a tenermi in gabbia, o a cercare di farlo in verità, non mi sono mai chiesta che effetto ebbe su di lui questo evento sconvolgente. Non avrebbe più avuto figli. Lui voleva il figlio maschio, ed era certo come la morte, ora, che non lo avrebbe avuto da mamma.  

Chissà se da piccola chiedevo un fratellino, credo di sì, ricordo un gran parlare di figli maschi, della delusione di mio padre nell’avere due femmine, questi discorsi mi sono chiarissimi, scolpiti nella mia insicurezza di donna. 

Voleva il figlio maschio per intestargli tutto, per avviarlo alla sua stessa carriera di commerciante, per insegnargli la vita, avere un altro piccolo se stesso, ma io zac! ho tagliato via ogni possibilità. 

Anzi, ho pensato a volte che ben gli stava, con un fratello noi due femminucce saremmo diventate invisibili ai suoi occhi, un fardello da sopportare, le prove mal riuscite di un’opera straordinaria, mai realizzata. E ora ti becchi le brutte copie. 

Ma quanto questa privazione gli facesse male, io non me lo sono mai chiesta.



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About Me

Siciliana, scrittrice e creatrice di storie. Nella sua vita è stata (in ordine sparso): copywriter, social media manager, project manager, collaboratrice scolastica, fotografa, artigiana, brand manager, web editor, content creator, insegnante. Attualmente collabora con Shining Bees, dove si occupa di raccontare storie e fornire idee.

Sogna un mondo in cui le persone amino i lunedì, settembre e le verdure al vapore. Gattara, ama leggere, fare l’uncinetto e camminare. Odia le etichette, i posti affollati e scrivere biografie. Citazione preferita: “Delle proprie opere non bisognerebbe dir nulla. Lasciar parlare esse, e basta.” Italo Calvino, presentazione per I racconti.