Primo giorno in una nuova scuola. Sono assegnata al piano terra e quindi mi armo di scopa e paletta e inizio a spazzare il piano asfaltato davanti all’ingresso, un bello spiazzale con quattro-cinque alberi grandi e ombrosi. Ho già chiacchierato con qualche collega e tutte mi hanno assicurato che la cosa a cui la preside tiene di più è che l’ingresso sia ben ripulito dalle foglie.
È autunno.
Mentre sono lì che spazzo passano, distanziati di pochi minuti, una decina di insegnanti. Ognuno si sente in dovere di dirmi come dovrei spazzare le foglie dall’asfalto. Fanno proposte, rilasciano consigli. Io dico di sì a tutti, ma poi faccio come cazzo voglio io. All’inizio di questa carriera da dipendente pubblico cercavo di fare amicizia con tutti, essere gentile e risultare simpatica e intelligente. Ora, dopo tre anni appena, cerco solo di essere gentile e basta.
A un certo punto una bella insegnante dall’aspetto curato e combattivo (ce n’è una in ogni scuola e di solito diventa la mia persona preferita) mi suggerisce di chiedere la fornitura di una scopa da esterni. Di fronte alla mia tenera obiezione riguardo al fatto che starò in quella scuola solo per una settimana, lei mi apostrofa con un “Lei vada dalla preside e la chieda!” Capisco che qua non si sta parlando più di agevolare il mio lavoro ma di qualche situazione di contrasto con la dirigente, tanto era evidente nei suoi occhi il desiderio di darmi in pasto alla suddetta, rinomata in tutta la città per i cazziatoni improvvisi e ingiustificati a tutto il personale. Vedo proprio la sua voglia di trasformarmi in un leggero ma insistente fastidio, impacchettarmi con bel sorriso e consegnarmi alla dirigente con i migliori auguri.
Ma io ho fatto diversi rewatch di tutte le stagioni di Game of Thrones, capisco, dico che lo farò, così la prof si congeda da me felice, poi torno a spazzare.
Tra una settimana queste foglie non saranno più un mio problema.