Bologna, 8.00 del mattino.
Piove.
Sto andando verso la stazione.
Tre uomini si riparano vicino al muro fissandone un quarto che sta scendendo dal camion. Uno dei riparati fa a quest’ultimo “Cumpà chi ci l’hai l’ombrellu!? “
L’altro chiude la portiera e urla “A minchia c’aiu! ” e immagino l’accompagni con un gesto esplicativo a due mani. Io non lo vedo, è alle mie spalle, mentre il resto del gruppo mi sta davanti.
“Allura se u pigghiu nte manu me ll’inchiu! ” chiude il primo mentre mi viene incontro e mi sorpassa per raggiungere l’amico che non ha l’ombrello ma ha la minchia.
Io attraverso tutto ciò e vorrei dirglielo che ho capito ogni parola. Non ho una scritta Made in Sicily all’esterno e vorrei che loro sapessero che io so.
Ma non dico niente.
Penso solo: Catania c’è.