Ci sono persone che vivono solitudini singolari.
Sono quelle persone che chiacchierano con tutti, ad esempio in fila da qualche parte, o mentre fumano una sigaretta o sul treno (ah il treno! Che fantastico universo di mondi differenti!). Quando ero all’università ne ho incontrate moltissime di persone così.
Attaccano bottone con te senza alcuna remora di interrompere il tuo flusso di pensieri o la tua lettura o il tuo ascolto in cuffia, solo perché in quel momento hanno bisogno di parlare. Non ascoltano una parola di quello che dici, non ti fanno domande, se non una sola per avviare la conversazione, che diventa monologo non appena riprendono la parola loro.
Sono conversazioni utilitaristiche, con uno scopo ben preciso: fare passare quei pochi minuti il più velocemente possibile, fingendo di condividere mentre in realtà si cerca di sfuggire, appunto, a queste solitudini singolari.
Se ricevono una notifica sul telefono, finiscono di fumare, arriva la loro fermata o semplicemente individuano qualcosa che può dilazionare ancora tale solitudine particolare, ti ignorano, di punto in bianco, vanno via senza salutare, spariscono all’improvviso.
Tutti noi ne abbiamo almeno una tra le persone a noi vicine, e questo è un dramma della società moderna al quale non ho ancora trovato una soluzione univoca. Non ho ancora capito come evitare che le persone mi parlino quando non mi va e solo perché va a loro.
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