183. Ciccio

Ciccio era uno che sparava battute ridicole a mitraglia. I giochi di parole erano i suoi preferiti. A una festa, di solito, parlava con tutti i presenti, perché tutti, dopo cinque minuti, lo mollavano con una scusa, e lui riattacava con la vittima successiva. Studiava psicologia ma voleva fare teatro. Non era bello. Non aveva una voce profonda. Non era abbastanza grasso o sufficientemente magro per essere un caratterista. Adorava recitare. Non potevi mai sapere se a parlare fosse lui o uno dei suoi personaggi. 

Quando lo conobbi, mi disse che scriveva poesie subito dopo essersi presentato. Anche io scrivevo ai tempi e la sua urgenza mi incuriosì. Si era iscritto all’università su richiesta dei genitori. “Un altro disperso nella vita” pensai. Lo vedevo raramente, ma lo seguivo sui social. Aveva poche decine di amici virtuali.

Strano come la sua personalità esplosiva stentasse a venire fuori quando si trattava di pubblicare monologhi e pensieri. Lui amava le persone. Il teatro era la pelle che voleva abitare, non il cinema, non YouTube. Ogni tanto pubblicava qualche locandina di rappresentazioni di paese alle quali partecipava. Ero l’unica a mettere il like. 

Seppi da amici in comune che aveva lasciato gli studi e il paesino. Si era trasferito a Catania per tentare la carriera attoriale. Le locandine non apparivano più sul suo profilo. Nella piccola comunità locale era deriso ma conosciuto. Nella grande città, si era perso nel mare di sogni infranti sulla scogliera vulcanica.

Non pensai a lui per anni finché sulla mia bacheca apparve una foto. Un uomo in bombetta, il viso ricoperto dal cerone, indossava una giacca con le code e dei pantaloni a righe. Era su un palco e faceva l’inchino, circondato da altri attori che applaudivano. Poi un video che mostrava una lunga fila fuori dal teatro. “Non vediamo l’ora di sentirlo!” diceva una signora in pelliccia. Infine, un bellissimo primo piano. Sotto al trucco, gli occhi di Ciccio erano gli stessi di sempre.



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About Me

Siciliana, scrittrice e creatrice di storie. Nella sua vita è stata (in ordine sparso): copywriter, social media manager, project manager, collaboratrice scolastica, fotografa, artigiana, brand manager, web editor, content creator, insegnante. Attualmente collabora con Shining Bees, dove si occupa di raccontare storie e fornire idee.

Sogna un mondo in cui le persone amino i lunedì, settembre e le verdure al vapore. Gattara, ama leggere, fare l’uncinetto e camminare. Odia le etichette, i posti affollati e scrivere biografie. Citazione preferita: “Delle proprie opere non bisognerebbe dir nulla. Lasciar parlare esse, e basta.” Italo Calvino, presentazione per I racconti.