121. Solo una battuta

Nella settimana della giornata contro la violenza sulle donne, con manifestazioni nelle scuole e nelle città, pubblicità a tema e vari altri pinkwashing comunque utili a puntare i riflettori sull’argomento, ho subito molestie.

Una “battuta” che non faceva ridere nessuno e che, sono certa, nessun uomo si è mai sentito rivolgere al di fuori della sua camera da letto.

Sono molto preparata sull’argomento, so quel che dico.

Non entro nei dettagli perché non devo dimostrare niente e qui voglio parlare solo di come mi sono sentita io.

Ho passato due giorni di merda in cui ogni cosa che mi rimandasse anche solo lontanamente al sesso mi turbava profondamente. Ogni immagine pubblicitaria con uomini e donne poco vestite mi dava un brivido. Non ho parlato per ore, guardando fisso davanti a me, sentendomi mortificata, sporcata, rovinata nella mia serenità. 

So che sapete cosa vuol dire, voi donne.

Mi sentivo in colpa, io, perché ogni volta che capitano queste cose, a me o a qualcun’altra, sento su di me tutto il dolore di soprusi e ingiustizie ataviche, e la responsabilità di fare qualcosa per tutte le altre, affinché non accada più. E questa è la cosa che mi fa più male, ogni volta. Il mondo che mi sbatte in faccia che no, non è ancora il posto che vorrei.

Ho pensato fino ad annullarmi per pianificare le azioni da fare, le cose da dire fin nel minimo dettaglio, per evitare che il bisogno di giustizia si facesse macchiare dal desiderio di vendetta. È molto difficile.

Parli di queste vicende con altre donne per capire se ti è successa una cosa brutta veramente oppure stai esagerando tu.

Quello che temevo più di ogni altra cosa era che il tutto fosse relegato alla “battuta” e basta, cosa che è stata detta e proprio da parte di alcune donne.

Nessuno vuole pelare delle gatte di questo tipo.

Ma io sono andata avanti lo stesso.

Se sapevo che dovevi reagire così, stavo scherzando, mi vuoi mortificare, mi vuoi portare rancore.” Le frasi iniziano tutte con il Tu. 

Perché è questo quello che succede quando ti molestano. Quando trasfigurano la mano sul culo in una frase, dandogli forma verbale. 

La colpa di quello che è uscito dalla sua bocca è tua.

Sei tu la piantagrane.

Ma io sono andata avanti.

Ho denunciato a chi di dovere.

Quella è l’anticamera della violenza e chi non se ne rende conto è una persona non civilizzata che non sa stare al mondo.

Scrivo questo perché lo ritengo necessario.

Non per me, ma per tutte le persone che decidono di lasciare perdere perché non trovano alcun supporto intorno, per tutte quelle persone che temono di esagerare o di essere “troppo sensibili”.

Agite, parlatene con altre persone, anche con me se volete, vi basterà una sola persona che vi supporti per farvi recuperare tutto il vostro vigore!

Io sono qui, noi siamo qui. Non fermatevi, non fermiamoci.

Hai incontrato la fimminazza sbagliata, coglione!



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About Me

Siciliana, scrittrice e creatrice di storie. Nella sua vita è stata (in ordine sparso): copywriter, social media manager, project manager, collaboratrice scolastica, fotografa, artigiana, brand manager, web editor, content creator, insegnante. Attualmente collabora con Shining Bees, dove si occupa di raccontare storie e fornire idee.

Sogna un mondo in cui le persone amino i lunedì, settembre e le verdure al vapore. Gattara, ama leggere, fare l’uncinetto e camminare. Odia le etichette, i posti affollati e scrivere biografie. Citazione preferita: “Delle proprie opere non bisognerebbe dir nulla. Lasciar parlare esse, e basta.” Italo Calvino, presentazione per I racconti.