116. Quella volta

Quella volta che feci pace, una pace definitiva tanto da sembrare un nuovo inizio, con il mio padre defunto, attraverso un abbraccio, una carezza sulla mano, un silenzio di risposta a una domanda, fondamentale, onnipresente nelle mie decisioni, nei miei desideri, nelle traversìe della mia vita: “Tu mi ami per come sono?”. Il silenzio, lo sentivo, era il suo chiedere scusa, una boccata di aria presa con l’intenzione di produrre suono, uscita con rassegnazione dal naso, un’ammonizione a se stesso, e io che capivo che non ce l’aveva con me, come sempre avevo creduto, ma con se stesso per non avermi dimostrato abbastanza il suo amore sconfinato, per non essersi permesso il lusso della debolezza e della paura, ma solo il rimpianto. Noi che ci ritroviamo nel perdono, quello vero. Ma è solo un sogno.

Quella volta che scrissi di te per anni, che ti dedicai una canzone in francese sul perché non ti arrabbiavi più con me, mi consideravi una figlia perduta perché litigare era l’unico tipo di dialogo che conoscevo con te. E poi parlai e scrissi di te per giorni, settimane, anni, dopo che te ne andasti senza aspettare che il mio aereo atterrasse, senza un saluto, un cenno, una parola che potessi ricordare. Vorrei addormentarmi e sognarti ancora, sentire ancora quell’abbraccio che scioglie, che ri-solve, nel senso chimico del termine, tutto il buio tra di noi, e genera calore, rigenera me, tu, di nuovo, mi dai vita.



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About Me

Siciliana, scrittrice e creatrice di storie. Nella sua vita è stata (in ordine sparso): copywriter, social media manager, project manager, collaboratrice scolastica, fotografa, artigiana, brand manager, web editor, content creator, insegnante. Attualmente collabora con Shining Bees, dove si occupa di raccontare storie e fornire idee.

Sogna un mondo in cui le persone amino i lunedì, settembre e le verdure al vapore. Gattara, ama leggere, fare l’uncinetto e camminare. Odia le etichette, i posti affollati e scrivere biografie. Citazione preferita: “Delle proprie opere non bisognerebbe dir nulla. Lasciar parlare esse, e basta.” Italo Calvino, presentazione per I racconti.