Sono al Lucca comics, ho un incontro con i miei lettori.
Sbircio da una fessura della porta del mio camerino per vedere quanta gente c’è. Faccio in silenzio per non farmi scoprire. Individuo lo stand dedicato a me, ci sono i miei libri sul tavolo, qualche sedia e bottigliette d’acqua. Dall’altro lato, in fila, in attesa, un serpentone di persone che si guardano e si sorridono, si indicano e si fotografano a vicenda. Alcuni sono cosplayer. Riconosco subito, dall’impermeabile grigio fino alle caviglie, qualche ispettore Filippo Neri, delle ragazze con orecchini rossi a palla e parrucche ricce, hanno in braccio peluche di gatti rosa, sono Margherita, c’è anche qualche Ohara e una ragazza alta con un ventilatore portatile. Quest’ultima attira l’attenzione degli altri, accende il ventilatore e assume una posa che ho creato io, braccio in avanti, sguardo determinato, in molti la fotografano. È Caterina, la mia cattiva.
Mi emoziono.
Quando esco mi applaudono, si spintonano per vedermi. La Caterina, arrivato il suo turno, mi ringrazia e mi dice che quando è arrivata a quella parte del libro, così insolita ma profonda, non si è sentita più sola.
Sono felice, la abbraccio e piangiamo insieme.