88. Una famiglia

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Questa famiglia non esiste, nelle parole, ma solo nei silenzi, nei gesti nel buio, negli sguardi altrove. Non abbiamo tradizioni, nessun momento di comunione familiare, solo bugie che sono chiaramente tali, preoccupazioni esagerate, esageratamente nascoste male. 

La solitudine è la nostra malattia. 

Ci piace tanto raccontarci che lo abbiamo scelto noi, che siamo noi che rifiutiamo gli altri, e non il contrario.

Non ci importa di niente, così niente diventa importante, e se niente conta niente è un rischio. Noi non corriamo rischi perché siamo già naturalmente preoccupati per ogni cosa, siamo pieni fino all’orlo, non c’è più spazio, non c’è più energia.

Non sappiamo più quello che ci piace perché se non possiamo averlo non ci piace più. Nel nostro amore non vince chi fugge, noi non rincorriamo, nessuno perde e nessuno vince.

Così è più sicuro. 

Ogni tanto facciamo qualcosa, un matrimonio, un figlio, ristrutturiamo il bagno, prendiamo un cane, ma ci devi portare fino all’orlo e poi spingerci giù, altrimenti non ci muoviamo. Siamo stracarichi di traumi, ce li portiamo dietro ogni istante, stanno sempre lì. Li guardiamo, ci guardano. Sappiamo di dover fare qualcosa e ci basta saperlo. Farlo e altra cosa. 

Non ci piace litigare perché non ci piace fare la pace. Fare la pace ci rende più vicini, essere vicini ci rende reali, essere reali ci rende fragili, e noi non vogliamo romperci. 

Non ce lo possiamo permettere, non abbiamo tempo, dobbiamo sacrificarci.

Così tutto resta nelle nostre interpretazioni personali dell’altro, non chiediamo e non diamo risposte, piangiamo di nascosto e questo ci basta, altro non serve. Non esageriamo mai noi, non è da noi, non ci piace farlo, non ci piace vederlo fare agli altri, li critichiamo perché non siamo noi.

Tutto quello che non comprendiamo lo ignoriamo, tutto quello che ci tocca nei nostri desideri insoddisfatti lo insultiamo, segretamente pensando “Perché non sono io?”

Quando siamo felici sembriamo tristi perché in verità siamo tristi. Stiamo già pensando: e se tutto finisce?

Per noi esiste solo il passato e il futuro, la nostalgia e l’oscurità dell’ignoto. Non siamo mai malinconici perché mai siamo presenti alle nostre emozioni. Conosciamo solo il prima e il dopo, mai l’azione, solo rimpianto e rimorso, non soddisfazione. Non facciamo, non cerchiamo, non chiamiamo e non chiediamo. Pretendiamo nell’ombra, adoriamo lamentarci, è la nostra linfa vitale, ci fa sentire liberi, utili e vivi. 

Mentre siamo vili.